IL GELINDO A VEGLIA

di Luciano Nattino, dalla tradizione popolare piemontese.

Spettacolo teatrale del gruppo folk “J’Arliquato”

Sabato 1° Dicembre, ore 21,00


Chiesa parrocchiale di Revigliasco d’Asti

 

Gelindo anche quest’anno ritorna con la sua cavagna carica di ricordi e speranze.

Ritorna con le brume e l’odor di mosto, con le prime gelate e l’attesa del lieto evento.

Il suo nome, come è noto, è legato al protagonista dell’inverno: il gelo, mentre la sua fama (quella del proverbio “Gelindo” ritorna) viene dal suo partire e tornare sempre indietro, tipico di chi per smemoratezza o indecisione ha sempre un’ultima raccomandazione, un’ultima cosa da dire ai suoi.

La “divota cumedia” del “Gelindo” è stata, fino alla metà del secolo scorso, il testo teatrale popolare più conosciuto e rappresentato in Piemonte: negli oratori, nelle stalle, nei teatrini parrocchiali.



La sua origine è monferrina (ci sono dei testi scritti a partire dal XVIII secolo) e la sua tradizione orale si collega al teatro medioevale, ai presepi viventi di francescana memoria.

La favola tradizionale piemontese vuole che Gelindo sia il primo contadino ad arrivare alla grotta (crutin) dove è nato il Bambin Gesù, in quanto è lui che ha dato l’indicazione a Giuseppe e a Maria dove andare a riposare. Anche perché è lui il proprietario del crutin, è lui il padrone del bue. Nel presepe piemontese egli è infatti il primo pastore di fronte alla capanna, con l’agnello sulle spalle.

Gelindo arriva alla grotta a portare cibo, bevande, panni puliti insieme alla sua famiglia. La moglie di Gelindo, Alinda, è la figura che, nella favola e nel presepe, presenta alla coppia di sposi un panno bianco (è il corrispettivo della Veronica nella Passione) mentre Aurelia, la figlia, porta le uova, Medoro, il cognato, porta i formaggi e Tirsi, il garzone, salamini e vino. E in più, in molte versioni, Gelindo porta anche la musica, suonando egli stesso la piva. E’ dunque lui il primo “portatore di doni", materiali e immateriali.

Purtroppo non sono in molti a conoscere questa storia o a ricordarla.

Anche quest’anno, sicuramente, ci sarà un dilagare di Babbo Natale, di barbe finte, di cappucci rossi, il più delle volte legati alla pubblicità di questo o quel prodotto. Noi vogliamo invece, con il “Gelindo”, tutelare e valorizzare una tradizione autentica e originale. Non per uno sguardo nostalgico verso il passato, ma perché molte tradizioni, come il “Gelindo”, lasciano ancora oggi dei segni profondi e vitali.

E con Gelindo…torna anche Nattino.

Ingresso libero.

L’evento si inserisce nell’ambito della rassegna “Cunté Munfrà 2018” promossa dall’“Unione dei Colli Divini - nel Cuore del Monferrato” e diretta dall’“Archivio della Teatralità Popolare”.